Marconi e il raggio della Morte
Marconi e il raggio della Morte
L'avvincente leggenda del Raggio della Morte. Una storia che da Guglielmo Marconi attraversa il ventennio fascista in Italia, fino ad arrivare al Dittatore Italiano, Benito Mussolini.
1930 o giù di lì. L’Italia è nel pieno del ventennio fascista. Immagino i grandi saloni del potere politico e militare. Gli stanzoni del governo, palazzo Venezia nel cuore di Roma. Le sedie con gli intarsi in legno, il velluto a coprire le fodere dell’imbottitura, le pesanti tende rosse che dagli altissimi soffitti arrivano a pochi centimetri da terra, e rossi i tappeti, pesante il ferro battuto, quadri alle pareti con grandi cornici in oro, finestre, scale, porte che aprono su stanze e poi ad altre porte…
Mussolini ed il suo governo è in perenne ascesa, l’era industriale che sta cambiando la vita e la percezione della stessa nella gente. L’avanzamento tecnologico del quale l’Italia era protagonista mondiale. Non si respirava certo l’aria che contraddistingue il fervore di un paese libero, ma i fermenti ideologici c’erano, le innovazioni e la capacità di concepire i nuovi concetti di matematica e fisica, che trovano la massima espressione nel gruppo dei ragazzi di via Panisperna, c’erano.
E in questa atmosfera che prendono corpo le voci della scoperta da parte di Guglielmo Marconi del leggendario Raggio della Morte.
Di certo in quegli anni, questa famigerata arma è solamente -appunto- una voce, una leggenda, infatti - fosse stato diversamente - non avremmo miseramente perso la guerra, un’altra volta.
Questo curioso retroscena tra potere fascista e ricerche scientifiche sale alla ribalta per la prima volta nel 1973, alla pubblicazione di un libro edito a Parigi dal titolo Mussolini Sans Masque e poi con Mussolini Privato pubblicato nel ‘79, si tratta di pubblicazioni in cui Rachele Guidi Mussolini, moglie di Benito, racconta la vita privata ed alcuni retroscena, vicende e trascorsi del Duce.
In particolare la moglie del dittatore racconta di un pomeriggio di giugno del 1936. Il Duce, sapendo che la moglie da Roma si sarebbe dovuta recare ad Ostia, gli suggerì di percorrere l’autostrada dicendogli che tra le ore 15 e le 15:30 avrebbe visto qualcosa di sorprendente. E così che sulla strada per Ostia, appunto alle 15:10, Rachele Mussolini ed il suo autista era ormai a metà strada quando, tutto ad un tratto, l’automobile smise di funzionare fermandosi, il tempo di scendere dal veicolo bastò per accorgersi che anche tutte le altre vetture sopraggiunte si stavano spegnendo, qualsiasi veicolo che in quel momento transitava quel tratto di autostrada subiva la stessa avaria. Così un totale di una trentina di macchine, in un tratto di circa 200 metri su entrambe le corsie, si fermarono inspiegabilmente. I conducenti scesero dai veicoli, controllarono benzina, acqua e quant'altro senza riscontrare anomalie, come era prevedibile i tentativi di rimettere in moto non sortivano alcun effetto, fin quando, dopo circa 25 minuti, i motori improvvisamente ed inaspettatamente ripresero a funzionare in maniera autonoma.
La sera, Rachele reincontrarsi col Duce a Villa Torlonia scoprì di essere stata testimone, se non addirittura cavia di una sperimentazione scientifico-militare. Fu in questa circostanza che Mussolini rivelò alla moglie alcune indiscrezioni riguardanti quanto accaduto, gli raccontò delle ricerche che avrebbero portato alla realizzazione di un’arma che avrebbe, in caso di conflitto bellico, dato all’Italia un notevole vantaggio. Confidò a Rachele che gli studi erano portati avanti dal brillante Guglielmo Marconi, in quegli anni considerato uno dei più stimati scienziati del mondo visto che la sua scoperta, la Radio, aveva ormai dato vita alle comunicazioni planetarie; a detta di Mussolini, quest’ultimo stava realizzando un apparecchio che, anche se in fase embrionale, si era da subito, per via delle sue strabilianti qualità, guadagnato l’appellativo di Raggio della Morte.
Da qui le informazioni si fanno scostanti e fumose. La versione ufficiale o meglio la spiegazione di ciò che Marconi sperimentava in quegli anni nei laboratori dal Centro Radioelettrico Sperimentale di Torre Chiaruccia a Santa Marinella, era la progettazione di uno strumento per radiolocalizzazione o, come viene chiamato tutt’oggi, il Radar. È in questo contesto che nascono le voci di giornalisti che, avendo assistito ad alcune sperimentazioni, raccontano di veicoli che incrociando il flusso di onde trasmesso dall’invenzione di Marconi smettono di funzionare. Non conosciamo quale è la tecnologia che permetteva questa interruzione di funzionamento, non si trattava semplicemente di un disturbo sulle componenti elettriche, in quanto il raggio era capace di interrompere anche motori Diesel, i quali non utilizzano componenti elettroniche per funzionare. Anche interessante è il racconto dell’effetto sul motore di una motocicletta, quando il raggio era in direzione della moto quest’ultima smetteva di funzionare e, quando invece veniva spostato la moto tornava in funzione senza bisogno che qualcuno la riavviasse o riaccendesse il motore, come se il funzionamento andasse in una sorta di sospensione temporanea. Un’altra testimonianza ci riporta ai giorni subito seguenti l’esperimento in autostrada, ma questa volta siamo ad Orbetello, qui Marconi avrebbe compiuto sperimentazioni in cui sarebbe riuscito ad interrompere il funzionamento di due aerei radiocomandati, i cui motori si sarebbero appunto bloccati in volo.
È chiaro che un’arma del genere sarebbe stato un vantaggio non indifferente in un conflitto bellico, avrebbe potuto fermare flotte navali, truppe di carri armati e proteggere con schermatura totale qualsiasi sito sensibile da qualsiasi attacco, anche -soprattutto- aereo. Di sicuro Mussolini era estremamente soddisfatto dei risultati ai quali Marconi sarebbe a breve giunto. Ma la leggenda narra che l’inventore della radio non solo avesse trovato un raggio capace di inibire il funzionamento di congegni motorizzati, ma molto di più. Si dice che il raggio della morte fosse capace di annichilire la materia. Era possibile settare il marchingegno per un preciso materiale, così che il flusso d’onde sarebbe stato capace di attraversare la materia per raggiungere il bersaglio e disintegrarlo. La leggenda non si ferma qui, arriva a narrare che la scoperta non solo aveva finalità distruttive ma, accuratamente adattata, l’invenzione era capace di sviluppare enormi quantità di energia.
Tutto questo potenziale distruttivo non lasciò indifferente Marconi che, anche se sostenitore del regime fascista e amico di Mussolini, si considerava sempre un buon cristiano. Anche se erano amici, o forse proprio perché la conoscenza era personale ed intima, Marconi iniziò a maturare forti dubbi sul consegnare un’arma di illimitato potere distruttivo nelle mani uno dei più crudeli dittatori del vecchio continente. Fu così che Guglielmo Marconi chiese ed ottenne udienza dal Papa, ai tempi Pio XI. La storia vuole che durante questo colloquio, il Pontefice, intuendo l’enorme potere dell’invenzione, consigliò al Marconi di non rivelare mai a Mussolini quanto scoperto, e non solo, gli suggerì di distruggere e celare ogni riferimento che avrebbe potuto portare chiunque altro ad entrare in possesso di questa tecnologia.
Ma tutti sanno di che pasta era fatto il dittatore italiano, dopo tutto il tempo e le risorse impiegate, non si sarebbe mai accontentato di un NO come risposta definitiva. Fortunatamente Marconi, durante le sperimentazioni, si accorse che determinate frequenze indirizzate verso carro armati, autovetture e soprattutto aerei, come di rimbalzo, producevano onde di risposta, fu immediata l’intuizione che un dispositivo capace di decodificare queste onde di ritorno, avrebbe dato vita ad un congegno in grado di tracciare i veicoli in avvicinamento, dandone l’esatta posizione, velocità e direzione. È chiaro che stiamo parlando quindi nuovamente del Radar. A questo punto Marconi aveva un perfetto progetto di riserva, un dispositivo capace di dare un netto vantaggio alle strategie militari e nel contempo non essere un’arma di morte. La digressione dalla storia ufficiale racconta che Marconi avrebbe scoperto il raggio della morte sperimentando il radar, mentre la leggenda narra che le ricerche primarie erano incentrate sul famigerato raggio e fu il radar ad essere scoperto per caso.
Ma anche se il Radar era sufficiente ad attuare l’insabbiamento volto a cancellare le tracce della vera scoperta di Marconi, ancora una volta ciò non sarebbe bastato al Duce. Voci di corridoio raccontano che Mussolini tentò di convincere Marconi, asserendo che se non l’Italia, a breve un’altra potenza militare avrebbe potuto fare la medesima scoperta e, priva degli scrupoli del grande inventore, l'avrebbe potuta indirizzare proprio contro il nostro Paese.
E in questi termini che i due si confronteranno per il resto del tempo, Le insistenze del Duce durarono fino al 20 luglio del 1937, ovvero il triste giorno in cui per un grave attacco cardiaco Guglielmo Giovanni Maria Marconi muore, portando con sé i segreti e la verità celata dietro dicerie, illazioni giornalistiche e, bisogna riconoscerlo, verità trapelate negli anni.
Questa vicenda, come quella di John Keely -raccontata in un precedente video del canale- , vede un uomo di scienza contrapporsi ai colossi della modernità del ‘900, nel caso di Keely con il potere economico dei magnati dell’industria e con Marconi con il potere Politico e Militare di uno spietato Dittatore e del suo regime.
Non solo, questa vicenda, se vera, ci fa comprendere l’importanza dell’etica nella ricerca scientifica. È fondamentale però non confondere l’etica con la repressione culturale. Il progresso scientifico è qualcosa di inarrestabile. è sintesi della feccia del tempo, la quale inesorabilmente avanza, e avanzando non si cura delle nostre debolezze e fragilità, alle quali siamo noi a dover dare direzione, senso e motivativazione. Anche se spesso e volentieri ciò non è avvenuto e non avviene, o meglio è avvenuto ma con imperdonabile, irreparabile ritardo.
Oggi ci viene facile supporre che se non Einstein, qualcun altro avrebbe scoperto la relatività e di conseguenza l’energia e la bomba atomica. Ma non posso nn supporre che se il geniale Fisico tedesco non avesse mai condiviso la sua scoperta e depositato il suo brevetto, oggi parleremmo di energia nucleare come facciamo del raggio della morte.
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