Il Pittore dell'inconscio: Giuseppe Lanzillo
Il Pittore dell'inconscio: Giuseppe Lanzillo
La storia di Giuseppe Lanzillo, un uomo normale, regolare che da un momento all'altro ha iniziato di notte nel sonno, senza rendersene conto, a dipingere enigmatici quadri.
Questa è la storia di un uomo che è stato definito “Pittore dell’Inconscio”. Una storia, a mio giudizio, di come il paranormale alle volte è qualcosa che capita. E, come nel caso del sig. Lanzillo, è capitato a qualcuno culturalmente distante da qualsivoglia approccio parapsicologico.
Le informazioni che vi andrò ad illustrare sono frutto della frequentazione e di un'intervista di Massimo Inardi con il Lanzillo nella sua casa di Bologna, fatti e vicende contenute nel libro DIMENSIONI SCONOSCIUTE.
Lanzillo nasce nei primi anni del ‘900 a Napoli, è uno scugnizzo napoletano vivace, quasi scatenato, talmente tanto che all’età di soli 4 anni cade da un balcone dal secondo piano, si rompe la testa e rischia la vita, viene fortunatamente salvato da una trapanazione al cranio. Quest’episodio è degno di nota, non tanto per sottolineare il suo carattere esuberante nell'infanzia, ma perché si potrebbe imputare al trauma cranico la comparsa delle sue doti paranormali. Infatti tra i suoi ricordi d’infanzia ci sono le apparizioni oniriche del “u’ munaciello”, una figura misteriosa tipicamente partenopea, una sorta di nanetto con abiti simili ad un frate che, nel sud Italia, viene considerato portatore di novelle sia buone che cattive. A sette anni discusse varie volte con la madre, che non voleva assecondare le sue “fantasie”, Lanzillo bambino sosteneva di aver sognato tre volte una voce che gli diceva che avrebbe un giorno sposato una donna di Bologna e avrebbe quindi lasciato Napoli. Ovvero esttamente ciò che avvenne circa 17 anni dopo.
La giovinezza di Lanzillo fu un susseguirsi di intuizioni, premonizioni e episodi di sincronicità. Quando in ristrettezze economiche aveva bisogno di soldi, sistematicamente sembrava mettersi in moto un susseguirsi di fatti che in breve tempo lo avrebbero messo in possesso della somma esatta per risolvere questa o quella necessità. Addirittura, quando iniziò a giocare al totocalcio e a vincere, anche al di là di eventuali necessità, Giuseppe si accorse che gli capitava sempre qualcosa di spiacevole che lo portava a dover spendere quanto ricevuto. Da lì smise di giocare d’azzardo. Inoltre, anche se si è sempre dichiarato un buon cristiano, Lanzillo credeva fermamente nella reincarnazione, in quanto erano presenti in lui vividi ricordi delle sue vite precedenti.
La vita Del Lanzillo procedeva tranquillamente, divenne Odontotecnico, si trasferì a Bologna ed ebbe dei figli.
Le vicende che rendono la storia di questo signore davvero unica iniziano all’incirca nel ’69 quando Lanzillo ha ormai 52 anni. Nei mesi di gennaio e febbraio le sue notti cominciarono ad essere agitate da un sogno ricorrente. Ogni notte sognava di trovarsi sul Ponte della torre di Londra, luogo in cui non era mai stato, in compagnia di una donna attraente vestita di abiti velati che non parlava, ma che gli faceva capire di gradire la sua compagnia. La donna gli fa cenno di seguirla, e tra sguardi maliziosi, Giuseppe inizia a rincorrerla. Così, ogni notte, con incessante regolarità, la donna divenne l’amante segreta dei suoi sogni. Ma all’indomani, notte dopo notte, giorno dopo giorno, Lanzillo si trovava al suo risveglio sempre più stanco, frastornato e deluso, questo sogno lo lasciava sempre più insoddisfatto. Col passare del tempo, questi risvegli iniziarono ad avere ripercussioni sul morale da prima e sul fisico poi. Ne comportò malessere e tentate cure e ricoveri spesso inutili, l’interruzione della sua attività di odontotecnico e, di conseguenza, un malessere generalizzato a tutto il nucleo familiare. Le cure erano solo approssimative e di conseguenza i miglioramenti sempre minimi e scostanti. Tutta la famiglia subì un notevole contraccolpo.
Fortunatamente la svolta, per quanto inaspettata, esisteva e arrivò, e nonostante si tratti delle vicende di un uomo che ha vissuto sull’onda di premonizioni e intuizioni, la risposta non giunse da lui ma bensì da una delle sue figlie. La giovane aveva notato che spesso il padre, durante le telefonate o quando era sovrappensiero, si dilettava nel disegno, ovviamente non disegno professionale ma più semplicemente quel disegnare che molti di noi eseguono quasi in maniera intuitiva mentre hanno la mente impegnata in qualcos’altro… quelli che alcuni chiamano “scarabocchi”. Fu così che il 19 marzo del 1970, il giorno della festa del papà, la giovane regalò al padre un set completo per la pittura, ovvero: tela, cavalletto, pennelli e colori. Con l’idea che forse l’arte l’avrebbe aiutato nel distendere i nervi in quel periodo per tutti, ma soprattutto per Lui, molto stressante.
Fu così che nella notte tra il 19 ed il 20 febbraio, invece che rivivere il solito ricorrente sogno, verso l’una e mezza si alzò e spinto da un’irrefrenabile voglia di dipingere, Lanzillo si pose di fronte il quadro posto sul cavalletto e con irrefrenabile impeto dipinse, senza mai averlo fatto prima, in uno stato di dormiveglia, in completa incoscienza, realizzò il suo primo quadro. Della realtà di quanto accaduto si accorse solo all’indomani, quando nel condiviso stupore famigliare, vide il dipinto completato posto sul cavalletto in cucina, lo stesso cavalletto che poche ore prima ospitava una tela bianca. Da quel giorno, o meglio da quella notte, Lanzillo, durante il sonno, dipinse un quadro per notte. La svolta decisiva avvenne alla settima notte, nella quale dipinse una donna velata estremamente somigliante alla donna dei suoi sogni… da quel momento Lanzillo non ripeté mai più il sogno ricorrente che tanto l’aveva debilitato. Come se, una volta assecondato l’impulso (che percepiva come una sorta di comando interiore), finalmente ora provava un senso di pace e di tranquillità, come dopo aver assolto a un obbligo impostogli da una forza misteriosa.
Fu così che per il neo-artista iniziò un’avventura onirico pittorico, che lo portò ogni notte a sognare luoghi inesplorati dal sapore arcaico, luoghi, volti ed atmosfere che all’indomani vedeva rappresentati sulla tela che puntualmente, ogni sera veniva sostituita dai famigliari con una nuova tela vergine. è singolare e rappresentativo della forte pulsione espressiva la volta in cui i figli dimenticarono di collocare una tela bianca sul solito cavalletto in cucina, e all’indomani scoprirono che il padre aveva comunque dipinto, usando come supporto le spalliere di due sedie che si trovavano l’una accanto all’altra.
Giuseppe Lanzillo con la sua produzione di 234 tele si è guadagnato l’appellativo di “Pittore Medianico”
Purtroppo non è facile reperire foto delle sue opere, ma vi posso assicurare che le poche immagini sono abbastanza rappresentative della sua intera produzione, specie riguardo i paesaggi, luoghi misteriosi che sembrano raffigurare pianeti lontani, caratterizzati da colori acidi ma al contempo attenuati da un atmosfera non terrestre.
La sua produzione è caratterizzata principalmente da 2 temi, ovvero ritratti e paesaggi. Nel gruppo dei ritratti sono sicuramente significativi i quadri che raffigurano la donna velata, ma sono anche importanti i volti dipinti di gente che poi Lanzillo avrebbe incontrato in futuro o dei quali le vicende delle della vita avrebbero incrociato la sua strada. Ma trovo molto interessante le rappresentazioni dei paesaggi, tra i quali mi sento di includere anche i quadri che raffigurano cattedrali, o meglio strutture dal sapore arcaico che per intuito sembrano ricordare luoghi di culto di un’antica civiltà. Tornando ai paesaggi, li trovo significativi perché ridanno a pieno quel senso di viaggio astrale che il 99% di noi non conosce come esperienza diretta, e della quale può solamente leggere ed ascoltare i racconti di chi ha provato personalmente la migrazione dello spirito dal corpo. Ogni notte di quel 1970 Lanzillo sentiva di lasciare il suo corpo disteso nel letto per ritrovarsi a Londra chissà in quale tempo, vicino o lontano, passato o futuro per incontrarsi con la sconosciuta donna. Non so se i luoghi dipinti sono reali o meglio esistenti, che essi siano un remoto deserto terrestre dell’era paleozoica o un pianeta lontano o addirittura un non-luogo di una dimensione parallela, comunque incarnano il senso del viaggio extracorporeo. L’aria è rarefatta i colori improbabili e la visuale, che ci sembra di percepire tramite la visione dell’orizzonte, sembra collocare il fruitore diversi metri sopra il suolo proprio come se stesse volando o meglio fluttuando.
Altra evidenza del carattere paranormale della vicenda è dato dal profilo tecnico del pittore. Per quanto gli scettici possano dire che Giuseppe Lanzillo avrebbe potuto mentire e che quei quadri non erano altro che il frutto di una sua conscia produzione, i caratteri stilistici contengono una maturità propria solamente di qualcuno che si era applicato alla pittura in maniera continuata. Non si tratta in questo caso di talento, per quanto alcuni di noi possiedono un’innata propensione all’arte che si rivela sin dai primi tentativi, il carattere stilistico è qualcosa che emerge con lo sviluppo della tecnica, lo stesso Picasso disse che a 15 anni disegnava come Leonardo Da Vinci e che per riuscire a disegnare come un bambino ci aveva impiegato tutta la vita. Quello che penso, o che forse mi piace pensare, è che le doti medianiche di Lanzillo, lo voglio ricordare… un uomo che non aveva mai dipinto e ne disegnato, lo mettessero in comunicazione con qualcuno che in vita era stato un pittore, forse un dilettante, ma comunque qualcuno che annoverava come suo primo mezzo comunicativo la pittura, non so se allo stesso possiamo legare la figura della donna velata poiché, come ho già detto, alcuni ritratti raffigurano i volti di figure che Lanzillo avrebbe incontrato o che sarebbero stati significativi per qualcuno entrato in contatto con lui.
La storia del “pittore dell’Inconscio” è molto avvincente e suggestiva, e ci pone non pochi spunti di riflessione. Diversi ricercatori si sono interessati alla figura e alle vicende di Giuseppe Lanzillo che tutt’oggi non hanno spiegazione.
La Pittura Medianica è un fenomeno che annovera molti più casi di quanto si possa immaginare, moltissimi dei quali documentati, a dire dei ricercatori anche casi più interessanti di questo. Ma ho trovato il caso di Lanzillo affascinante poiché le vicende degli altri pittori medianici sono spesso frutto di una ricerca personale e attiva, cioè vicende nate o alimentate da sedute spiritiche o da tecniche meditative, che rendono a parer mio la pittura medianica qualcosa di molto più simile alla scrittura automatica, ovvero la suggestiva comunicazione da parte di abitanti dell’aldilà tramite appunto medium, sedute spiritiche o tecniche di concentrazione. Mentre questa vicenda è “capitata” ad un uomo cattolico completamente estraneo a queste pratiche. Il perché e il percome siano accadute proprio a lui non ha risposta. Mi sono chiesto: se non avesse mai ricevuto in regalo il set da Pittore Lanzillo sarebbe approdato alla pittura inconscia? forse non sarebbe mai guarito da questo suo grave senso di incompletezza che lo rendeva infelice… Abbiamo anche tutti noi, anche se forse in forma minore, un sentire del genere?
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