Il Vile Disegno di Himmler: Complotto dal 1941 al '45
Continenti in fiamme: storia di un Cover-up dal 41 al 45
Passano gli anni, i governi, i secoli e le ere. L'uomo del presente, di ogni presente, sembra alle volte vivere i "corsi e ricorsi storici". Cosa accadde in Europa nel 40-45? Perché? Per chi? È interessante riflettere sulla gente ordinaria in tempi fuori dal comune
“sostenere una teoria complottista si correla da moderatamente a fortemente con le variabili correlate all’alienazione, l’impotenza, l’assenza di norme e il distacco dalle regole sociali.”
Non si può dibattere con una persona che crede nelle teorie complottiste, perché le loro credenze non sono razionali. Ma sono spesso credenze basate sulla paura o sulla paranoia, quando vengono confrontate con prove fattuali che le contrariano, liquideranno sia la prova che il messaggero che la porta. (Le “fake news” diranno, nonostante la replica sia un argomento razionale, maturo e coerente). Questo perché le teorie complottiste sono portate avanti da persone che le credono e le diffondono insieme ai loro costrutti psicologici – non su basi fattuali o logiche per ragionare sulla teoria.
Le teorie complottiste non spariranno finché le persone continueranno ad avere bisogno di crederci. Continueranno a diffondersi. I siti internet e i social come Facebook hanno semplicemente reso più facile la diffusione di queste teorie. Non sprecate fiato discutendo con le persone che ci credono perché nessuna prova scientifica li dissuaderà dalle loro false credenze.
Moulding (2016)
Cercando riguardo le teorie del complotto è questo che ho trovato.
Volevo parlare sulle dinamiche che portano la gente a credere nelle teorie complottistiche, credevo di imbattermi in conseguenze della povertà occidentale e la sfiducia nelle istituzioni o al massimo nel contrasto tra il nostro retaggio cattolico nell’era post tecnologica…Ed invece di motivazioni o tesi, ho trovato la descrizione di una tipologia di persona: il Complottista
Ulteriori motivi per credere alle teorie del complotto sono il bisogno di sentirsi unici e ‘diversi’ dagli altri (Anthony Lantian 2015), nonché la convinzione di avere conoscenze ‘segrete’ che nemmeno gli esperti hanno (Karen M. Douglas, 2019). È stato poi osservato che gli aderenti alle teorie del complotto hanno scarse capacità di pensiero logico (CREST – Centre for Research and Evidence on Security Threats, 2019; Viten Swami 2014) e bassi livelli di istruzione. Talvolta l’adesione a teorie complottiste soddisfa dei bisogni narcisistici di gruppo (Karen M. Douglas, 2019).
Di certo sarebbe assurdo e forzato credere o insistere in una teoria solo perché essa sia definita “del complotto” e attacca i poteri forti, Ma trovo altrettanto assurdo e ingenuo credere a tutto ciò che è in linea col pensiero istituzionale.
E non credo che esiste la figura del complottista e che tale figura non dovrebbe essere diffusa come uno stereotipo, se alcune teorie riscontrano successo è perché le vicende che trattano hanno davvero punti ciechi ai quali si cerca di porre domande ed ottenere risposte.
Fin da piccolo mi hanno esortato a fare domande, insegnandomi che colui che pone una domanda non è mai stupido… quando facciamo una domanda ci poniamo in condizione di inferiorità momentanea, ci spogliamo di tutte le difese e riponiamo le nostre armi per imparare e capire, al fine di rendere le medesime arme ancora più forti.
Chi pone una domanda quindi mai e poi mai può cadere in un atteggiamento negativo o scorretto, in tale posizione può trovarsi colui al quale è indirizzato l’interrogativo, solo questo può risultare stupido rispondendo in merito a ciò che non sa, può essere negativo tacendo o anche può essere maligno mentendo.
Per affrontare la questione Teorie del Complotto, è necessario fare una premessa, ovvero capire che stiamo parlando di un argomento fortemente sfumato!
Si va dai dubbi nelle motivazioni che portarono gli USA alla guerra in Iraq all’ipotesi che la nostra realtà sia illusoria e tutti noi viviamo in Matrix.
Dall’11 settembre, la conseguente guerra in Afghanistan e la morte di Bin Laden all’esistenza di un ordine massonico tra i rapper e le pop star della musica.
Dalla storia di Garibaldi e l’unità d’Italia fino alla morte di Lady Diana.
Insomma, vanno a finire nel mucchio teorie che hanno vera rilevanza nella storia con storie che sono poco più che gossip, e allo stesso tempo teorie che è attualmente difficile provare o smentire con teorie palesemente fasulle, che si sostengono unicamente sulla mancanza di obiettività di chi le sostiene e diffonde.
Ad esempio, ho trovato scorretto ed ingiusto quando nel 2019 sono stati messi sullo stesso piano coloro che diffidavano dal Vaccino o anche erano semplicemente preoccupati per i tempi di sperimentazione troppo stretti e il Terappiattismo, la teoria per la quale la terra sia piatta e governi e potenti perpetuano l’inganno di una terra sferica.
Includere nello stesso gruppo la teoria di una terra piatta con le ragioni che portano a una guerra sembra scorretto e sembra essere utile solo a chi, da quella guerra, ricaverà introiti o potere.
Entrando nel vivo ora analizziamo una teoria di complotto che si è poi rivelata vera.
Tralasciando la miriade di voci sulle nefandezze compiute dagli USA in campo militare che grazie a WikiLeaks e Julian Assange si sono rivelate reali, Prendiamo un episodio a noi più lontano sul quale, ad oggi, siamo tutti d'accordo… o dovremmo esserlo. Mi riferisco al’Olocausto, lo sterminio di 8 milioni di ebrei avvenuto nella seconda Guerra mondiale portato avanti dalla Germania nazista del terzo raich.
Era il 1945 la guerra, per la Germania, era persa e in terra nazista penetravano simultaneamente da sud ovest gli americani e da nord est i russi. Quello che accadde in quelle ore fu raccontato dai soldati che, nonostante avevano vissuto i 5 anni della guerra più sanguinosa, devastante e infame che il mondo avesse mai visto, si trovarono dinanzi ad allo spettacolo più cruento che mente umana avesse mai potuto immaginare, progettare e compiere con lucidissima follia. Neanche riesco a trovare le parole per raccontare ciò che quei soldati trovarono entrando nei campi di concentramento ormai abbandonati dai nazisti, ma ancora brulicanti di ebrei in catene o talmente debilitati da non poter riuscire a camminare per fuggire, e non solo le camere a gas, e le cataste di cadaveri e i forni… alla vista dei forni crematori compresero che le montagne di morti e le fosse comuni colme fino all’orlo ospitavano solo i resti dei prigionieri che, per la fretta di fuggire, i nazisti non avevano potuto bruciare quel giorno.
In quel momento per quei soldati era inimmaginabile che decenni dopo ci sarebbe stato chi avrebbe ipotizzato che l’olocausto non fosse mai accaduto, ma tra le file russe ci furono militari graduati, tenenti o forse generali, che comandarono ai propri uomini di prelevare tutti i civili tedeschi dei paesi limitrofi il campo di concentramento e portarli lì sul posto… con l’intento di mostrargli ciò che il loro regime aveva fatto e forse anche scoprire o semplicemente capire quanto tutto il popolo tedesco ne fosse coinvolto.
Ora sappiamo bene cosa accadde dal 1941 al ‘45, ma in quegli anni dei campi di concentramento si sapeva poco o nulla. O meglio circolavano voci, racconti sinistri, talmente strani e contorti da sembrare fasulli.
È interessante sapere cosa pensava e credeva la gente che viveva e lavorava nei dintorni di
Auschwitz
Mauthausen
Dachau
Gusen
Ravensbrück
Treblinka
Sobibor
Neuengamme
e gli altri campi di concentramento e sterminio. Enormi Centri di ricezione e detenzione di centinaia e migliaia di uomini, donne e bambini, strutture che necessitavano di tutta una serie di materie prime, provviste e servizi che solo la collaborazione di produzione e manodopera dei centri urbani vicini poteva sostenere. In tal senso ci viene in aiuto un articolo di Luisa Martinelli Con la testimonianza di Brigitta Gehrts, una signora tedesca che ha vissuto gli anni del nazismo.
Brigitta Gehrts aveva 13 anni quando, nel 1931, si instaurò il governo di Hitler, e queste sono le sue parole:
L’esistenza di tali campi era localmente nota. A Berlino si sapeva ad esempio che alle porte della città, a Oranienburg, c’era un campo di concentramento. I detenuti nella loro divisa di carcerati lavoravano nella zona della stazione di Oranienburg. Tuttavia noi credevamo che si trattasse di colpevoli di delitti gravi, ad esempio di tipo sessuale. Il normale cittadino berlinese non sapeva che lì erano detenuti anche dissidenti del regime, quindi prigionieri politici. La pesante pena inflitta ai colpevoli di delitti sessuali e ad altri autentici criminali ebbe come conseguenza che Berlino e altre città erano molto sicure. Questo era un dato di fatto che la popolazione apprezzava molto. Si poteva camminare anche con il buio pesto nelle strade di Berlino senza temere di venire aggrediti. Completamente ignoto era il fatto che esistessero campi di sterminio come ad esempio Auschwitz. Nessuno aveva la minima idea dell’uccisione di ebrei nelle camere a gas. Si raccontava che gli ebrei che scomparivano da Berlino venissero sistemati in una particolare riserva nell’Est (a Warthegau) e per questo venissero portati lì con convogli. Supponevamo che lì lavorassero come agricoltori e quindi non esercitassero le loro originarie professioni di giudici, medici, artisti, orafi e commercianti.
Fino a prima della comparsa del regime, la Germania aveva donato al mondo alcune tra le più raffinate menti, stupende opere d’arte e intuizioni sia in campo classico che scientifico di un livello inimmaginabile.
“Il talento colpisce un bersaglio che nessun altro può colpire. Il genio colpisce un bersaglio che nessun altro può vedere.”
Arthur Schopenhauer
Certo da lì in poi Il nazifascismo instaurò un clima di repressione culturale, che tra gli altri intenti, aveva quello di insabbiare le informazioni relative a quanto accadeva nei campi.
L’intero progetto, la cosiddetta “soluzione finale”, era frutto di un disegno lucidissimo che tra i suoi primi punti aveva proprio la segretezza al mondo intero. In sostanza chi, in quegli anni, poneva domande su quanto stava accadendo non era altro che un complottista.
Ma Torniamo al 1941. La guerra era cominciata da meno di un anno, La Germania del Terzo Reich stava impressionando il mondo con la sua ascesa bellica, riuscendo a vincere praticamente sempre. Sul fronte orientale i battaglioni procedevano in direzione della Russia e di Mosca seguiti dagli Einsatzgruppen, truppe di poche unità di uomini che avevano il compito di rastrellare gli ebrei nei paesini e nei sobborghi.
È precisamente nei giorni tra il 14 e 16 agosto appunto del ‘41, che dalla tana del lupo si recava a Minsk, sul fronte orientale, Heinrich Himmler, la cui volontà era prendere visione dell’operato di questi rastrellamenti. Gli Einsatzgruppen, frazionati in gruppi ancora più ristretti erano chiamati Einsatzkommandos e Sonderkommandos, avevano il vile compito di entrare nei paesi e scovare in ogni casa, soffitta, cantina o stalla tutti gli ebrei presenti sul posto, con l’intento di arrestarli, portarli nelle strutture occupate per infine ucciderli tramite fucilazione.
Lo stesso Himmler, si narra, si trovasse sul bordo di una fossa comune dove cadevano i corpi degli ebrei che in fila venivano fucilati… in quel momento il suo sguardo rivelava una forte tensione. Spesso un unico colpo di fucile, feriva gravemente il prigioniero, il quale ancora vivo cadeva nella fossa. Fu il caso di una giovane donna, che caduta tra i cadaveri dei suoi famigliari continuava a lamentarsi e contorcersi dal dolore. Himmler era lì, la guardava dall’alto verso il basso, fu così che l’alto graduato ordinò ad un soldato di sparare e terminare le sofferenze della donna. Il soldato obbedì e sparò, colpì la donna in testa, la quale si frantumò schizzando materia cerebrale fin sopra la divisa e il volto già attonito di Himmler. Fu Karl Wolff, l’uomo che trent’anni dopo raccontò questa storia, che in quel momento accorgendosi che Himmler, bianco come un lenzuolo, era sul punto di svenire intervenì avvicinandosi e afferrando Himmler per poi portarlo via da quella scena.
Nelle ore successive Himmler volle confrontarsi con il Generale a capo di questi gruppi di sterminio, Erich Von Dem Bach-Zelewski. Quest’ultimo confermò le preoccupazioni di Himmler. Questi rastrellamenti che procedevano con il ritmo di 1500 condannati per fucilazione al giorno, stavano trasformando i soldati tedeschi in un branco di deviati assassini allucinati. Dopotutto il 90% di quei soldati erano uomini comuni, a volte solo dei ragazzi, e su un uomo comune, anche se legittimato dal suo stato, l’assassinio ha un peso enorme… provate ad immaginare una giornata trascorsa a scovare civili inermi per poi finire il turno di lavoro fucilandoli… il peso è insostenibile, lo sapeva Bach-Zelewski che in seguito finì pazzo in manicomio e ora lo sapeva anche Himmler.
È così che il braccio destro di Hitler, ancora prima di escogitare i tratti pratici dello sterminio di massa, si pose interrogativi sul tratto concettuale di tutto ciò. Comprese subito che “la soluzione finale” alla questione razziale doveva essere nascosta al mondo, e cosa ancora più difficile da attuare doveva attenuare il peso di quegli omicidi. Capì che se già in queste prime fasi le percentuali di alcolismo e disturbi post traumatici erano altissime nelle fila dei soldati tedeschi, sarebbe stato impossibile attuare lo sterminio tramite le normali tecniche omicidiarie, come la fucilazione.
Quella stessa sera Himmler decise di parlare a tutti presenti, affermando che quel dovere repellente avrebbe avuto un solo colpevole, perché lui solo davanti a Dio e a Hitler assumeva la responsabilità di quello che stava accadendo. Continuò col dire che tutti certo avevano notato come lui stesso, quel giorno durante le fucilazioni, fosse rimasto colpito fin nel profondo dell'animo. Ma anche lui, compiendo il proprio dovere, «obbediva a un imperativo superiore, ed era dunque la totale consapevolezza della necessità di questa operazione a guidarlo nell'agire»
È così che La lucida mente di questo criminale intuì che l’unico modo per il quale si potesse compiere il folle piano era diluire, distillare le fasi dell’omicidio di massa distribuendole come goccia su goccia. Per quanto sembrasse la maniera più logica per uccidere durante una guerra, per gli ebrei le fucilazioni sul posto furono proibite. Nacque l’idea dei centri di raccolta delle masse. Non c’era più il plotone d'assalto che scovava e uccideva.
Ora i soldati erano ordinati poliziotti che tramite corruzione e minacce scavavano le famiglie Ebree, dopo di che i prigionieri venivano ammassati sui i treni che li conducevano nei campi di lavoro e sterminio, qui c’era chi li controllava, visitava e selezionava, in fine presto o tardi a tutti toccava il medesimo destino, e anche qui vi erano addetti a fargli entrare nelle camere, altri ad azionare le camere a gas, ed altri addetti alla rimozione dei cadaveri ed altri ancora avevano il compito di cremare i corpi precedentemente spogliati e privati di capelli capsule dentarie in oro e quant’altro non era bruciabile.
In questa maniera l’omicidio e la sua esecuzione era spezzettata e privata dei caratteri empatici, in questa maniera Himmler tentò di alleviare se non addirittura cancellare il senso di colpa degli esecutori. I quali sapevano così il meno possibile, ed erano solo vagamente coscienti dell’enorme macchina di morte messa in moto dal regime nazionalsocialista.
I civili coinvolti nelle fasi pratiche, come la realizzazione delle camere a gas e dei forni crematori, erano pagati mediamente il doppio o il triplo delle normali tariffe, godevano di vantaggi sociali, e sapevano bene che fare domande o raccontare quanto visto poteva condurli allo stesso orribile destino che in quel momento toccava ad ebbrei e altri prigionieri del Terzo Reich.
Quando immaginiamo un complotto tendiamo a supporre che ogni suo partecipante è cosciente di cause, motivazioni e intento finale, la realtà storica ci insegna che questo non avviene quasi mai. più è globale l’inganno e meno ne sono informati gli organi esecutivi, e lecito quindi immaginare che i popoli ne sono probabilmente totalmente allo scuro.
Infine non solo la storia, ma l’evoluzione stessa, ci insegna che ha più probabilità di sopravvivenza colui che sospetta da colui che invece inerme si fida.
Individuare una potenziale minaccia non ti uccide, anche se quella minaccia dovesse rivelarsi inesistente. Al contrario non considerare un pericolo può nuocere gravemente e mortalmente.
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