La Mano Peluda On-Air: la storia della morte di Juan Ramón Sáenz
La Mano Peluda On-Air: la storia della morte di Juan Ramón Sáenz
Non nota in Italia questa è una Storia molto conosciuta in Messico e nei paesi di lingua di lingua Spagnola che ha fatto storia e, per i suoi tratti inquietanti, è destinata ad avere riscontro mondiale.... e forse anche risvolti futuri.
Questa storia è davvero da brividi, personalmente mi ha fatto accapponare la pelle.
I suoi elementi sono una stazione radiofonica messicana, il suo conduttore e un patto col diavolo.
Il paranormale, il mistero, l'ignoto sono argomenti che suscitano da sempre l’interesse del pubblico.
Ciclicamente con rinnovato interesse l'ignoto torna alla ribalta. Così è successo negli anni novanta.Sale alle cronache l’UFO crash di Roswell, la serie di X-Files è in onda in 12 lingue, Ray Santilli inganna il mondo intero con il video dell’autopsia di un alieno. Ogni grande Network produce la sua trasmissione o serie sul paranormale. ma anche le piccole realtà catturano una fetta di mercato.
In Messico nel 1995 nasce una trasmissione radiofonica destinata a riscuotere successo in tutti i paesi di lingua spagnola, e non solo, il suo nome era La Mano Peluda.
La trasmissione era incentrata principalmente sulle telefonate del pubblico e le loro personali esperienze col paranormale. Al microfono, negli anni, si susseguirono diversi conduttori.
Nel 2000 García Castillo, ideatore e conduttore della trasmissione, abbandona il progetto, a suo dire per via dei terrificanti incubi che avevano iniziato a tormentare le sue notti. Alla conduzione del programma subentra Juan Ramón Sáenz, nato nel ‘62 a Città del Messico, laureato in criminologia, Juan aveva da sempre vissuto il mondo della radio, sia come producer che conduttore, speaker e regista.
È una calda notte del 2002 quando a “La Mano Peluda” Juan Ramon riceve la telefonata di un uomo che avrebbe cambiato il corso della sua vita. Dall’altro capo della cornetta c’è Josuè Velazquez, che inizia così il suo incredibile, doloroso racconto al limite con il razionale.
Inizialmente il tono distaccato di Josuè avrà fatto pensare all’ennesimo mitomane, che mente per qualche minuto di notorietà, ma più ci si addentra nel racconto e più la sensazione che tutto sia vera inizia a prendere corpo. La telefonata è talmente intensa e coinvolgente, che i produttori sul momento decidono, facendo saltare il palinsesto, di non terminare la trasmissione, e dare spazio a Josuè e la sua storia del patto con un Demone.
Josuè Velazquez racconta di quando aveva circa 14 anni e la sua famiglia attraversava una forte crisi finanziaria, che in breve tempo li costrinse ad un tenore di vita al quale non erano assolutamente abituati. Josuè, abbandonando tutti i suoi progetti di studio, comincia da subito a lavorare, più cresce e più lavora, districandosi anche fra tre impieghi contemporaneamente, ma i soldi sono sempre pochi anche quando con la famiglia decidono di attraversare il confine ed andare negli Stati Uniti, la situazione gli sembra identica a quella di molte famiglie messicane, che per quanti sforzi possa fare, malgrado impegno e anche talento sembrano essere destinate alla miseria, e relegate ad una condizione di povertà immutata nelle generazioni.
Tutto inizia quando un giorno gli capita tra le mani un vecchio libro che sembra parlare di come evocare un demone di nome Lucifuge Rofocale. Considerato un ministro infernale nella gerarchia dei demoni, il suo nome significa letteralmente “fuggire dalla luce”. È probabile che il libro in questione fosse un grimorio, ovvero un insieme di indicazioni e rituali da eseguire con scrupolosa precisione per soggiogare un demone al fine di utilizzarlo per accedere a ricchezza e prosperità materiale. Josuè, quanto meno inizialmente, voleva si ottenere una grande ricchezza ma al contempo non aveva intenzione di barattare la sua anima o coinvolgere i suoi famigliari, dopotutto era per loro che stava facendo tutto ciò. Le formule del grimorio in sostanza sono un invocazione dio e i suoi tanti nomi per costringere il demone a presentarsi al cospetto dell’evocatore e piegarlo al suo volere, non vi è un patto con le forze oscure, le preghiere sono rivolte a Dio, Cristo e il suo grande potere.
Josuè inizia ad addentrarsi in questa palude di strane formule. Josuè si muove a tentoni, ma prova invocazioni e preghiere, per circa un anno e mezzo non vede niente, né un segno, nessun miglioramento delle sue condizioni economiche e di certo nessuna apparizione paranormale.
Josué, che non manca di sottolineare il forte livello di disperazione. Dopo un’anno e mezzo di tentativi, invocazioni e preghiere, al termine di un rituale che prevedeva il taglio delle vene, è finalmente testimone dell’apparizione del demone*¹. Costui non era come l'aveva sempre immaginato o come possiamo immaginarlo noi. Non aveva gli zoccoli e tanto meno le corna del caprone, niente coda e nessun forcone. Gli appare un uomo di colore, magro, molto magro, ben vestito che li disse: <<Mi stavi cercando?>>, sul momento Josuè gli chiese se fosse il Diavolo ma lui rispondendo di no gli rivelò il suo nome, nome che Josuè disse di non poter pronunciare durante la diretta radiofonica. Da quel momento l’uomo magro ben vestito non l’avrebbe mai più lasciato, ogni volta che voleva, Josuè, poteva contattarlo semplicemente chiamandolo, alle volte lo vedeva materializzarsi alle volte ne sentiva la voce. grazie a Lucifuge Rofocale imparò molto di stregoneria, cose come incantare i cani o avere effetti benigni o maligni da parte di terze persone. Ma Josuè voleva di più, desiderava denaro, molto denaro. Così Lo strano personaggio gli chiese di coinvolgere altre persone, altri adepti, così Josuè, ai tempi studente, coinvose i suoi compagni di studi facendoli partecipe di riti oscuri. Il demone chiede poi un bimbo, un bambino in fasce. Josuè aveva individuato il figlio di una povera donna, aveva già preparato l’altare con tutto il necessario per compiere il rituale… era intenzionato ad andare fino in fondo. Ma poi, cosciente del fatto che fino ad ora non aveva ottenuto nulla di ciò che davvero gli serviva, decise di rinunciare e non assecondare più questa figura.
Diversi mesi dopo Josuè rimedia un secondo libro, interamente scritto in ebraico, con questo iniziò a praticare rituali in casa. Una notte, erano all’incirca le 2:00, mentre stava andando a dormire vide che sua madre era sotto l’attacco di una sinistra creatura, un enorma maiale, che eretto sulle zampe cercava di strangolare la donna con delle mani che non erano mani ma neanche gli zoccoli di un maiale, la bestia produceva versi simili a lamenti non di certo umani ma neanche animali. Josuè ci descrive questi momenti e quelli che seguirono come vissuti in uno stato onirico, anche se in totale coscienza del fatto che tutto stesse avvenendo realmente. Allontanò sua madre dalla creatura che, in quel momento lo guardò e gli disse di seguirlo. I due uscirono dalla porta di casa e fluttuando, volando nell’aria giunsero in una grotta, luogo dove Josuè era solito compiere rituali. La bestia prese sembianze umane, prima di uomo poi di una donna bellissima, sembianze di certo più rassicuranti. In quest’occasione il demone gli consegno un anello, il leggendario anello del Re Salomone. Quest’oggetto conteneva in se uno spirito e il potere di evocare qualsiasi entità infernale al di sotto di Stana. Ma questo potente gioiello aveva un costo, per riceverlo Josuè avrebbe dovuto sacrificare al demonio la vita di un suo famigliare. E così che spinto dalla disperazione e dall’incoscienza giovanile, decise di sacrificare la vita di sua nonna. Josuè una notte, seguendo le istruzioni del Demone, uccise sua nonna, gli tolse la vita in modo violento, lasciando chiari segni di un omicidio. Ma incredibilmente al momento del rinvenimento del cadavere ognuno dei macabri indizi che lo avrebbe accusato, scomparvero, e il trapasso dell’anziana signora fu imputato a normali cause naturali. Josuè aveva stretto un patto di morte con un demone e aveva ora il suo anello.
A questo punto della telefonata, dopo aver confessato l’omicidio di un parente indifeso, il tono di Josuè diventa sempra più sofferente e disperato. E con il terrore nella voce che ci racconta che da quel momento le cose iniziarono a cambiare. Josuè otteneva grosse somme di denaro, riuscì a laurearsi in biologia con specializzazione in batteriologia in soli 6 mesi alla giovanissima età di 20 anni e da li avviare la sua azienda che lo avrebbe reso ricco in brevissimo tempo. Anche se Josuè aveva cercato di preservare la propria anima, non offrendo mai quest’ultima come moneta di scambio, aveva sottovalutato la natura maligna del diavolo, il quale, si sa, fa le pentole ma non i coperchi. Josuè arrivò a guadagnare anche 15 mila dollari al giorno, ma tutto ciò che guadagnava doveva spenderlo entro la giornata, secondo precise regole, che in buona sostanza costringevano Josuè alle azioni più abbiette e spegiudicate, apparendo al resto del mondo come un cinico, egoista. bastardo. Non poteva donare alla sua famiglia e Fare elemosina o aiutare il prossimo gli procura fastidio, dolore. Continuando racconta di quando si trovò da imprenditore a presenziare all’acquisto di diversi agri di terra li in california, in tale circostanza notò che i venditori erano in difficoltà e per tanto decise di dargli un certo quantitativo di denaro. Quando tornò a casa, fu assalito da un’entità, una donna bianca, con lunghi capelli neri, senza piedi, si esatto senza piedi, si spostava fluttuando, il suo volto era caratterizzato da una bocca molto più grande del normale e da una lingua altrettanto lunga, un entità che, da quel momento, non lo avrebbe mai abbandonato. L’aspetto più inquietante, l’ennesima rivelazione in diretta, è che tale orribile entità era, anche in quel momento, presente, durante la telefonata era alle sue spalle. Josué aggiunse che il demone con cui aveva stretto l’accordo lo aveva messo in guardia da questa donna, confidandogli che il giorno che l’avesse vista impugnare un crocifisso rovesciato sarebbe stato il giorno della sua morte. La telefonata, facilmente reperibile sul web e su youtube, in questo momento raggiunge il suo culmine di terrore. La voce di Josuè e spezzata dal pianto e da improvvisi spaventi dei quali possiamo solo immaginare la natura, in concomitanza con sinistri rumori. E così Josuè ammette che la donna, oltre ad essere lì con lui, ha tra le mani in quei momenti proprio il crocifisso rovesciato. È ormai chiaro che questa telefonata non è il racconto di un’esperienza ma è il vero e proprio grido d’aiuto di Josuè.
Captato il segnale Juan Ramon Saenz, chiede ad un prete di intervenire nella diretta, questo tenta di capire ciò che sta accedendo e viene in soccorso di Josuè recitando preghiere e chiedendogli di recitarle assieme. Ma quando Josuè confessa che ormai sono anni che li è impossibile pregare o solo pronunciare il nome di dio, che li è impossibile leggere, sfogliare o semplicemente prendere in mano la Bibbia, il prete ammette che telefonicamente è impossibile per lui aiutare il povero Josuè.
Ormai a quasi due ore di telefonata, cade la linea, e termina una delle dirette più inquietanti nella storia della radio. Juan Ramon Saenz, il Pastore Roberto Guaso, e migliaia di ascoltatori sconcertati rimangono così attoniti, immaginando cosa stia potendo accadere a Josue Velazquez, terrorizzato e attanagliato dalla presenza di quella donna malefica.
Juan Ramon, nei giorni a seguire, non solo per spirito professionale, o perché sapeva di avere per le mani una storia destinata a riscuotere interesse mondiale, ma spinto da una sincera empatia con il maledetto, cercò anche se inutilmente di rintracciarlo.
Solo diversi giorni dopo, una telefonata anonima, gli comunica che Josuè Velazquez era stato ricoverato d’urgenza in gravi condizioni in ospedale.
Juan Ramon si recò in California e scoprì che Josuè non era più lì, aveva chiesto di essere dimesso e si era recato alla sua abitazione, e anche che le ragioni del suo ricovero era dovute ad una violenta aggressione tramite corpo contundente scagliato più e più volte nell’addome, un oggetto presumibilmente simile al crocifisso impugnato quella notte dall’entità con fattezze di donna.
Grazie alla sua scaltrezza da giornalista investigativo, Juan riuscì a ottenere informazioni sulla casa di Josuè.
Si recò nel quartiere, e lì riuscì a scoprire il civico da dei ragazzi che però lo misero in guardia descrivendo Josuè come un uomo cattivo e malvagio.
Giunto all'abitazione, Juan si trovò di fronte ad una villa che spiccava più di tutte tra le case del circondario. Bussò e alla porta e venne ricevuto da un uomo alto e magro dal viso pallido, che imbracciava accarezzandolo un gatto nero. Dietro costui Juan poté scorgere un’enorme salone, una struttura bellissima e sicuramente costosa ma che risultava in totale disordine e caratterizzata da una puzza disgustosa che ricordava escrementi e putrefazione. L’uomo non conferiva parola alle domande di Juan, ma si limitava a rispondere con vaghi cenni, quando gli chiese se Josuè fosse lì o dove si trovasse, L’uomo col gatto chiuse la porta in faccia a Juan. Respinto in malo modo Juan decise di ritornare in Messico.
Qui, dopo circa 15 giorni, ricevette una telefonata, era Josuè che lo informava di essere in un convento proprio con il Pastore Roberto Guaso e che aveva intrapreso un percorso di redenzione spirituale e che quindi ora stava meglio… Da quel giorno le strade dei due si separarono…
Ma la storia non finisce qui. È infatti il suo finale a caratterizzarla come una delle vicende più inquietanti del Messico.
Gli anni trascorrono e la storia della telefonata di Josue Velazquez alla trasmissione “La Mano Peluda” riceve risonanza mondiale. Così nel 2011 una trasmissione televisiva “Extranormal” interessata al caso, riesce a contattare Josuè e convincerlo a tenere un’intervista. Le condizione imposte da questo furono 2, ovvero l’intervista sarebbe dovuta tenersi su una barca in mare o lago o in un fiume…, era importante che non avvenisse sulla terra ferma, e avrebbe dovuto presenziare Juan Ramon Saenz, ricordato ormai come lo storico conduttore della Mano Peluda.
Altra particolarità è il fatto che Josuè chiese di essere portato alla barca bendato, era necessario che il luogo dell’incontro gli fosse sconosciuto, poiché sapendolo lui anche i demoni lo avrebbero saputo.
Lo Staff fu estremamente ristretto, oltre i due invitati Josuè e Juan Ramon vi era l’intervistatore Mario Estrada e solamente un cameraman. Josuè, per proteggere la sua privacy, venne sempre ripreso di spalle, ma comunque si scorgeva un giovane uomo, ben vestito e con capelli curati ma al contempo, sopra i vestiti, Josuè era coperto da una pelle di coyote, probabilmente un macabro prodotto di un qualche rituale, e non solo, stringeva in mano uno scettro che rivelò essere un femore umano, un oggetto carico di una magia potente ottenuta da un rituale cominciato ancor prima della morte del proprietario dell’osso, questi oggetti servivano a Josuè per difendersi dai demoni con i quali era in continuo contatto. Evidente a tutti fu anche il suo guanto nero nella mano destra, mano che indossava il famigerato anello del dominio, l’anello di Re Salomone, Josuè specificò che tale oggetto non doveva essere visto dai milioni di telespattatori.
Durante l’intervista che definire singolare è poco, Josuè venne colto più e più volte da un forte tremore, violenti spasmi in tutto il corpo come convulsioni che però non gli fecero mai perdere lucidità.
Dopo quest’intervista, nei giorni a seguire accaddero fatti inimmaginabili. Il primo fu il cameraman Luis Gonzales, che colto da malore fu ricoverato d’urgenza per una non meglio identificata ernia allo stomaco. Subito dopo toccò a Mario Estrada, l'intervistatore, che inaspettatamente fu coinvolto in un incidente stradale nel quale solo fortuitamente non perse la vita. Ma il destino più terribile spettò al nostro Juan Ramon Saenz, il quale colto da terribile dolori addominali finì in ospedale, morendo per un arresto cardio respiratorio dovuto ai dolori acuti e lancinanti causati da un batterio sconosciuto allo stomaco. Negli stessi giorni trovò la morte il Pastore Roberto Guaso, il prete che aveva seguito ed aiutato Josuè.
Le testimonianze di presentatore e cameraman insieme alle prove video dell’intervista rivelarono dettagli davvero inquietanti. A partire dal fatto che Juan Ramon sembrava sconcentrato e dolorante. È possibile vedere in video tutte le volte che si tocca l’addome con preoccupazione. Infatti a seguito dell’intervista disse che il dolore che provava era dovuto alle energie maligne emesse da Josuè, inoltre la sua distrazione era dovuta al fatto che recitava in testa preghiere a protezione del satanista e dei suoi demoni.
Mario Estrada notò, dopo l’intervista, a camera spenta, che Josuè aveva salutato lui e il cameraman stringendogli la mano con la sua mano sinistra, mentre salutò Juan Ramon Saenz con la mano destra, la mano dell’anello.
Due anni dopo, iniziò a circolare un video, in cui 7 sciamani erano intenti in un rituale con e per Josuè Velazquez, lo stesso rituale che decenni prima aveva evocato il demone, ma questa volta con lo scopo di liberare Velazquez dal patto e dall’anello, per il quale era disposto anche all'amputazione della mano
Infine in un'altra intervista, incalzato dalle teorie di amici e fan di Juan Ramon Saenz, i quali lo consideravano causa della morte del conduttore, a Josuè sfuggi una sinistra asserzione… riferendosi a Juan Ramon disse: <<..lo volevano morto>>.
È difficile non dare un peso a queste parole, una frase che racchiude i tratti più misteriosi della vicenda. Chi lo voleva morto? i demoni? il Diavolo? il network? Ricordiamoci che tutto è iniziato quando García Castillo, precedente conduttore della Mano Peluda, per via degli strani incubi che iniziarono a tormentare le sue notti, abbandonò la trasmissione in favore del nostro Juan Ramon Saenz. Cosa aveva visto negli anni Juan? o meglio: cosa aveva scoperto?
Dalle ricerche che ho fatto per realizzare questo contenuto mi è risultato chiaro che la lotta tra il bene ed il male è sempre esistita e, nelle sue diverse forme ed interpretazioni, ha caratterizzato tutte le epoche umane… ma nella nostra contemporaneità sembra quasi un argomento assopito, una stronzata da appassionati del genere o gente che non ha di meglio da fare il pomeriggio… non posso fare a meno di pensare a un -non tanto vecchio- adagio che dice: il più grande inganno del diavolo è stato quello di far credere al mondo che lui non esiste.
come se il mondo infatti avesse dimenticato una considerevole parte dei risvolti umani, che non appartengono solo alle religioni, ma sono parte della nostra storia e sembrano legarsi a qualcosa di veramente molto molto arcaico e ancestrale.



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