Aghori CANNIBALISMO per Religione
A prima vista il culto Aghori può sembrare solo un stravolgimento delle regole sociali, ma riflettendo meglio è una profonda riflessione sul bene il male e il ruolo del libero arbitrio nell'esistenza terrena
Gli Aghori
L'odore pungente di incenso si mescolava al suono assordante dei canti antichi mentre la pratica rituale prendeva forma. Qui, tra fiamme danzanti e la ressa dei devoti, emerge un'oscura sinfonia sacra e sovversiva. Sono gli Aghori, la setta che custodisce misteri antichi e che per trovare la luce si immerge, anima e corpo, nell’oscurità.
Il contatto con i morti, il consumo di carne cruda, e di cervelli umani, il cospargersi di ceneri crematorie umane, l’assunzione di alcool e droghe, le pratiche sessuali della ritualità tantrica, le interazioni coi cadaveri, e l'accettazione di tutto ciò che la società, la nostra società, respinge come immorale, illegale e, per certi versi, aberrante.
Gli elementi di questa storia sono: una antico culto di matrice induista praticato ai margini dei cimiteri di Varanasi, India; l’incorruttibilità dell’animo umano dimostrata attraverso rituali estremi; e una serie di pratiche che vanno ben oltre la decenza umana, che frantumano ogni muro di moralità e che farebbero drizzare i peli sul culo anche ai più duri di stomaco…
Le informazioni che abbiamo… sono poche e scostanti, poichè gli Aghori proteggono la riservatezza dei loro riti a tutti i costi. Considerati inavvicinabili, tra giornalisti e documentaristi circolano le voci di colleghi scomparsi, perché arrivati molto -troppo- vicino alla setta.
Gli Aghori compiono azioni ben al di là dell’indecenza, corrompono il corpo per dimostrare l'incorruttibilità dell’anima.
Ma se dietro il culto Aghori c’è sicuramente una filosofia ben precisa e strutturata, sembra che molti dei loro adepti siano interessati all’acquisizione di poteri sovrannaturali, tramite i riti che alle volte comprendono sacrifici animali ed addirittura umani.
In uno dei pochissimi documentari ravvicinati sui seguaci di questa setta, il giornalista della CNN, Reza Aslan, durante una cerimonia, in cui si banchettava con carne cruda, assaggia del cervello umano e commenta: «Volete sapere di cosa sa il cervello di un morto? Di carbone. È croccante». Tanto basta per suscitare l’astio di uno dei monaci che accusa subito Aslan di essere stato irrispettoso, la situazione degenera in fretta, e in un attimo il monaco prende a lanciare le proprie feci sul giornalista e l’intera troupe.
Gli Aghori abbracciano tutti quei comportamenti che la società normalmente condanna e ripudia, tutte le pratiche più disgustose e oscene. Tutte le azioni moralmente condannabili dalle tradizionali regole del Karma, per loro sono uno strumento per arrivare al divino, per raggiungere l’estasi trascendendo le categorie del pensiero umano.
Fanno uso di cannabis, bevono alcool. mangiano cibi addizionati con oppiacei e allucinogeni. Si abbandonano anche a rituali sessuali di matrice tantrica trascendendo anche in vere e proprie orge. Ma gli Aghori non si fermano a questo. Per testimoniare l’abbandono di ogni preconcetto, incluso il dualismo in questo caso rappresentato da gusto e disgusto, purità ed impurità, si dedicano a urofagia e coprofagia.
Come oscure figure, si possono scorgere nella notte aggirarsi negli ossari a cielo aperto, dove i corpi dei cadaveri vengono lasciati al processo di decomposizione, qui si cospargerebbero, dalla testa ai piedi, delle ceneri crematorie dei morti.
Lo “shava samskara” è un rituale in cui si adopera una salma come altare cerimoniale.
Ma la più estrema delle patriche compiuta dagli Aghori è il cannibalismo, praticato su cadaveri trafugati, alle volte addirittura dissepolti. La fine preferita di un maestro Aghori è, alla morte, essere divorato dal suo successore, così che questo possa appropriarsi dei poteri acquisiti durante la vita dal maestro; facilitandogli il raggiungimento del Nirvana e sganciandolo dal ciclo delle reincarnazioni.
L’asceta Aghori deve Dio in ogni cosa, nulla escluso, ogni manifestazione di causa - effetto esiste per volontà di Shiva, per tanto ogni cosa è illuminata e sacra, e le tenebre e la paura sono solo nella nostra mente.
Da questa setta si può percepire la differenza tra cristianesimo e induismo, ma più largamente tra monoteismo e politeismo. Per certi versi gli Aghori hanno somiglianze con i nostri Satanisti, per la ritualità di pratiche immorali e per la brama di ottenere poteri paranormali. E così per un cristiano un satanista è il male è il nemico, mentre per gli induisti un maestro Aghori è sia temuto ma anche molto rispettato. Per quanto la ritualità degli Aghori sfidi apertamente le regole del karma, in alcune cerimonie induiste i sacerdoti Aghori sono chiamati in causa come parte integrante dello svolgimento cerimoniale di festività indù.
Qui si inizia a percepire l’inganno, la gabbia mentale in cui noi occidentali siamo stati reclusi, obbligati a strutturare la nostra vita, il nostro pensiero e la percezione di ogni cosa, in base al dualismo di giusto e sbagliato, sacro e profano, utile e inutile, buono e cattivo, bene e male, ma soprattutto reale e irreale, e tutto ciò che ci impedisce, non solo di vedere oltre, ma anche di poter presupporre solo che ci sia qualcosa oltre la realtà contingente.
Guardando agli Aghori e alle loro credenze si rimane scioccati e ci si ferma a pensare quasi solo a quello, ma se si riesce ad andare oltre è inevitabile chiedersi che fine fa, in tutto questo il nostro caro LIBERO ARBITRIO. In un’ottica
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